Gli eroici animali che si avvicinarono alla luna

CRONACA – Tutti i giornali e i canali televisivi del mondo hanno ricordato e celebrato in questo scorso fine settimana i cinquant’anni della missione dell’Apollo 11 che portò il 20 luglio 1969 i tre astronauti, Neil Armstrong, Edwin E. Aldrin Jr. detto Buzz e Michael Collins, a camminare per la prima volta sulla luna. Il primo passo fu quello del comandante Armstrong, seguito da Buzz Aldrin.
Questo sbarco sulla luna, così come i tentativi e gli avvicinamenti precedenti, non si sarebbero mai avverati se gli animali non ci avessero dato una mano spesso anche a costo della loro vita.
Senza togliere nulla alla fama degli eroici astronauti, Animal Glamour desidera ricordare tutti questi cosmonauti a quattro e più zampe con una passerella dei loro nomi e delle loro gesta, di alcuni rimaste non glorificate o addirittura dimenticate.

Fin dalla metà del 900 la conquista dello spazio è sempre stata teatro di gare tecnologiche fra le due grandi superpotenze, gli Stati Uniti e la Russia.
Nel giugno del 1948 un razzo americano V-2 Blossom, lanciato dalla base di White Sands, nel Nuovo Messico, trasportava oltre l’atmosfera la scimmia Albert I°, rimasto un eroe spaziale poco celebrato. Non è sopravvissuto al rientro.
Nel novembre 1957 la Russia lanciò dalla base di Baikonur il cane Laika, a bordo dello Sputnik 2, il primo satellite dotato di modulo abitabile. Laika, una randagina catturata nelle strade di Mosca, fu il primo essere terrestre ad orbitare intorno al pianeta, ma morì durante il volo – dal quale non era comunque previsto tornasse viva.
Nel maggio del 1959 toccò di nuovo agli americani e fu la volta di Able e Miss Baker, le prime scimmie che riuscirono a tornare a casa vive dallo spazio. Able morì quattro giorni dopo l’atterraggio per complicazioni farmaceutiche, mentre Miss Baker sopravvisse fino al 1984.
Furono altri due cani sovietici, Belka e Strelka, in compagnia di un coniglio grigio, due ratti, 40 topi e altre specie animali ad essere lanciati in orbita nel 1960 a bordo dello Sputnik 5, sopravvivendo questa volta al volo orbitale e al rientro sulla Terra.

Nel 1961, invece, fu il turno degli Stati Uniti con lo scimpanzé Enos, che completò tre orbite a bordo del Mercury Atlas 5. Diventato una star negli USA, Enos morì a circa un anno dal suo ritorno sulla Terra. Nello stesso anno, un altro scimpanzé, Ham, prendeva parte alla missione Mercury-Redstone 2, con lancio da Cape Canaveral, in Florida. Visse per altri 17 anni dopo essere tornato sulla Terra.

Furono invece delle tartarughe sovietiche a compiere il primo viaggio Terra-Luna-Terra. Infatti il 14 settembre del 1968 la sonda sovietica Zond 5 porta due tartarughe a circumnavigare la Luna, ritornando poi sane e salve sulla terra.
La Nasa inviò nello spazio anche molti insetti. Nel 1973 portò in orbita i ragni Arabella e Anita, due comuni ragni crociati – Araneus diadematus – per testare la loro abilità a tessere le ragnatele in assenza di gravità. I due filarono ragnatele del tutto simmetriche, qualcosa che non fanno solitamente sulla Terra.
Anche la Francia nei suoi primi esperimenti spaziali ha utilizzato gli animali, preferendo però i ratti e i felini. Nel febbraio del 1961 inviò il primo roditore francese nello spazio. Si chiamava Hector e fu lanciato dalla base di Hammaguir, in Algeria. Hector raggiunse l’altitudine di 110 km prima di rientrare salvo sulla superficie terrestre – solo per essere vivisezionato pochi giorni dopo. Nel 1963 i francesi lanciarono nel cosmo il primo gatto, Felicétte, che ritornò senza conseguenze sulla Terra con un paracadute.
Sebbene l’uomo si sia ormai acclimatato nello spazio, si inviano ancora degli animali nel cosmo per scopi scientifici e non solo.
Nell’aprile 2013 l’agenzia di stampa russa Ria Novosti dava notizia del lancio dal cosmodromo di Baikonur di una capsula Soyuz con a bordo una sorta di “Arca di Noè” del terzo millennio: un equipaggio di gechi, topi, gerbilli e lumache. La missione, chiamata Bion-M1, serviva a spianare la strada per i futuri voli interplanetari di lunga durata, tra cui le missioni su Marte. Uno degli esperimenti si concentrava sul modo in cui la microgravità e le radiazioni influenzano la motilità degli spermatozoi nei topi, per capire se l’uomo potrà procreare nello spazio.
Ultimamente anche l’Iran ha scatenato la furia degli animalisti con un lancio spaziale. La Fars, l’agenzia di stampa governativa, segnalava con risalto il lancio nel gennaio 2013 della capsula Pischgam, con a bordo una scimmietta che, secondo la fonte, avrebbe raggiunto l’altezza di 120 km prima di tornare sulla Terra con l’animale ancora sano e salvo. Peccato che la stampa britannica poco dopo riferiva invece che le immagini della scimmia rientrata dalla stratosfera non mostravano lo stesso animale ripreso alla partenza e che il felice esito pertanto sarebbe stato un falso.

Oltre a questo, nel luglio del 2014, a bordo del satellite russo Foton-M4 erano presenti anche dei gechi. Tutti e cinque gli animali morirono.

Secondo però le ultime scoperte scientifiche sono dei piccolissimi animali, i tardigradi, ad essere in grado di vivere perfettamente nello spazio, mentre uomini, cani e scimpanzé possono sopravvivere, ma il loro organismo ha bisogno di forti adattamenti.

Carmì Mazzucchi

Nella foto di archivio il gatto francese Félicette.

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