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Come approcciare il cavallo

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LIFESTYLE – “Un cavallo, un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”
Molti di Voi conosceranno la famosa frase scritta da William Shakespeare nella sua opera teatrale “Riccardo III (The Life and Death of King Richard III, Vita e morte di re Riccardo III) e pronunciata proprio dal Re dopo che gli avevano ucciso il cavallo e poco prima di essere sconfitto e ucciso da Richmond.
Storia con il cavallo
Cosa sarebbe stato dell’umanità senza il cavallo? Il grande Cesare, Alessandro il Grande, i grandi di Spagna… Sarebbero stati veramente grandi senza il cavallo? Questa nazione sarebbe mai nata senza il generoso aiuto di questo nobile animale?
“Non c’è un momento sprecato nella vita se viene speso in sella” – diceva Winston Churchill.

In verità c’è tutta la storia dell’umanità e della natura nella figura del cavallo e del suo cavaliere.
Tuttavia al cavallo non interessano il business, le scommesse e la vittoria a tutti i costi che per l’uomo sono l’essenziale. Lui ama correre all’aperto, nei boschi e nelle campagne; è un animale generoso e dall’intelligenza acuta, ha uno spirito libero nonostante abbia anche l’istintivo timore che non abbandona mai gli animali predati in natura. Infatti per il cavallo l’uomo è il predatore e lui stesso la preda.

horse-3011883_960_720Ai tempi moderni però sono molte le persone che non hanno occasioni di essere a tu per tu con questo splendido animale, di conoscerlo, accarezzarlo, cavalcarlo e spesso quando lo incontrano ne hanno persino paura. Approcciarlo non è facile, ma con i dovuti accorgimenti si può instaurare con lui un rapporto meraviglioso e duraturo.

“Quando non si conosce un cavallo la prima cosa da fare è presentarsi, farsi conoscere” – afferma la Dott.ssa Grazia Pagnozzi, Farmacista, Docente alla Scuola di Mascalcia presso la Clinica Veterinaria San Siro Grandi Animali e grande appassionata di cavalli.

Intervistata da Animal Glamour ci spiega in modo semplice e sintetico alcune regole e astuzie nell’approcciare un cavallo.

Dott.ssa Pagnozzi, come dobbiamo comportarci di fronte a un cavallo, soprattutto se si tratta della prima volta?
“Normalmente il cavallo si interfaccia con noi attraverso i sensi: nell’immediato con la vista, ci vede, e poi con l’odorato, ci annusa.
Quindi per prima cosa quando ci presentiamo bisogna consentirgli di annusarci in modo che capisca chi siamo e che cosa emaniamo
“.

iodine-in-equine-diets-promo-image“Inoltre il cavallo ha nel suo inconscio il rapporto con la mamma perché è il primo rapporto che ha sviluppato; la mamma che lo lecca con un movimento circolare, come se lo accarezzasse. Di conseguenza anche noi nel presentarci, dobbiamo farci sentire.
Buona cosa è andare con la mano nella zona del garrese, che è il punto più alto del dorso dell’animale, fra il collo e la groppa, e lì con un movimento circolare ci si fa sentire. Facendo così si mette l’animale in collegamento con un’emozione molto antica che tendenzialmente lo tranquillizza”.

Ci sono degli accorgimenti da attuare affinchè il cavallo non si impaurisca e cominci a scalpitare o imbizzarrirsi e magari senza volerlo farci del male?

“Durante l’approccio con il cavallo bisogna sempre essere delicati e rispettosi, mantenedo un certa distanza di sicurezza.
Dobbiamo saperci muovere intorno a lui, e soprattutto fare molta attenzione ai nostri piedi. Infatti sarebbe necessario indossare delle scarpe antinfortunistiche per evitare che il cavallo, magari stizzoso o spaventato, ci calpesti i piedi con gli zoccoli. Altra accortezza è quella di portare dei guanti, soprattutto se lo si porta o lo si tira con la corda.
Un senso di paura improvviso del cavallo lo può portare a tirare o dare strappi alla corda procurandoci severe ustioni alle nostre mani”.

Altro fattore importante da sapere è che il cavallo vede a destra e a sinistra, quindi quando ci si avvicina bisogna farsi vedere da lui e comunicare pure con la voce, affinchè ci possa riconoscere anche quando non ci può vedere. Ad esempio quando passiamo da una parte all’altra del cavallo è sempre meglio farlo davanti al suo muso. Passare dietro ad un cavallo non è mai una buona idea, ma se ci si deve spostare dalla sua parte destra a quella sinistra, o viceversa, ricordarsi di accarezzarlo e parlargli”.
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Com’è il rapporto con i bambini?

“Il rapporto con i bambini è tendenzialmente molto buono, a patto che non siano delle piccole canaglie, che non vadano a tirargli la coda o a fargli dispetti, ma che abbiano nell’animo un sentimento buono. Un normale comportamento da tenere con tutti gli animali e che i genitori dovrebbero insegnare ai loro figli.
In generale i cavalli tendono a proteggere i piccoli. Ci sono dei cavalli che vengono utilizzati nella pet therapy, ad esempio con i bambini autistici che sono molto difficili.
Pensate a una preda (il cavallo) che ha in groppa un predatore molto rigido (il bambino autistico), scoordinato, magari che grida; in questo caso l’animale capisce che questi bambini sono fragili, che non sono cattivi, e li tollera. Ovviamente bisogna fare un processo di pulizia mentale agli animali che lavorano nella pet therapy e non tutti i cavalli ne sono abili.
Ad esempio un “purosangue” non va bene per la pet therapy, perchè ha nell’animo l’istinto della fuga. Gli Avellinesi invece, quei cavalli biondi con la criniera bianca, morfologicamente più tozzi e più bassi, sono particolarmente idonei”
.
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Carmì Mazzucchi

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