Animali in città: occorre una strategia nazionale

ATTUALITA’ – “Urge una strategia nazionale per tutelare il benessere degli animali in città e ridurre la spesa pubblica.” Sono parole di Antonino Morabito, responsabile nazionale di Legambiente Fauna e Benessere Animale, espresse durante una conferenza stampa tenutasi a Milano presso la sede dell’ENCI – Ente nazionale per la cinofilia italiana, durante la quale sono stati presentati i risultati del sesto rapporto nazionale di Legambiente “Animali in Città“, sulla gestione da parte dei Comuni e ASL degli animali d’affezione.
L’indagine, patrocinata da ANCI – Associazione nazionale comuni italiani, ENCI – Ente nazionale della cinofilia italiana, Conferenza delle regioni e delle province autonome, ANMVI – Associazione nazionale medici veterinari italiani, FNOVI – Federazione nazionale ordine medici veterinari italiani, valuta le performance che Amministrazioni comunali e Aziende Sanitarie Locali dichiarano di offrire ai cittadini che possiedono animali d’affezione e più in generale per una migliore convivenza nelle città con animali padronali e selvatici.
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All’indagine, svolta tramite due appositi questionari inviati da Legambiente (27 domande per i comuni, 20 per le Asl, raccolta dati online da aprile a ottobre 2016 sui dati consuntivi del 2015), hanno risposto in modo completo 1.107 amministrazioni comunali sulle 8.018 esistenti (dati ISTAT 2015) e 80 aziende sanitarie locali italiane su 147 (anno 2015). La capitale non ha fornito alcuna risposta. Accompagnano l’analisi anche le risposte dei cittadini a un sondaggio d’opinione sulla percezione della situazione vissuta nella propria città.

Il quadro che emerge dal VI rapporto nazionale rimarca l’urgenza di una visione e di una strategia condivisa tra i diversi attori istituzionali, Amministrazioni comununali, Regioni e Governo, per superare la scarsa educazione alle esigenze di coesistenza con gli animali in città e l’insufficiente consapevolezza delle fondamentali responsabilità individuali dei cittadini, per poter giungere a risultati di maggior benessere degli altri esseri senzienti e di civile convivenza.

245 milioni di spesa pubblica nel 2015 è l’esborso dichiarato dalle amministrazioni comunali (144 milioni) e dalle ASL (101 milioni) per la gestione degli animali da compagnia nelle nostre città; sicuramente troppo rispetto ai risultati raggiunti, se si considera che solo il 12% dei comuni e il 43% delle Aziende Sanitarie Locali che hanno risposto al questionario ottengono la sufficienza. La somma stimata è pari a 4,9 volte la somma impegnata in Italia per tutti i 23 Parchi Nazionali italiani (quasi 57 milioni di euro nel 2015), più le 14 Riserve Naturali dello Stato (quasi 3.222.000 milioni di euro, riparto 2015), e pari a 70,2 volte la somma impegnata in Italia per tutte le 27 Aree marine protette (3.500.000 euro, anno 2015)
Troppo anche perché buona parte dei costi, circa 119.694.354,00 euro della spesa stimata per il 2015 (l’82,9% per i Comuni) è assorbita dai canili rifugio, strutture indispensabili secondo il modello attuale, ma fallimentari rispetto al benessere animale e alla prevenzione del randagismo. Solo un quinto dei comuni tuttavia dichiara di sapere quante siano le strutture dedicate agli animali d’affezione. Dai dati forniti risultano in Italia 108 canili e 48 gattili sanitari, 173 canili rifugio, 75 oasi feline, 16.300 o 14.907 colonie feline (le risposte variano incomprensibilmente), 1.246 aree urbane per cani, 244 pensioni per cani, 131 allevamenti di cani, 143 campi di educazione e addestramento cani.
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Il rapporto restituisce una situazione sul territorio fortemente disomogenea, anche perché, al netto della legge 281 del 1991 per la tutela di cani e gatti, non esiste una legge nazionale che regolamenti in modo unitario la convivenza tra uomini e animali negli 8.000 comuni italiani.
Il 39% delle Amministrazioni comunali ha dichiarato di aver attivato l’assessorato e/o l’ufficio dedicato al settore. Il 98,7% delle ASL ha risposto di avere almeno il canile sanitario e/o l’ufficio di igiene urbana veterinaria (in 3 casi anche l’ospedale veterinario). In queste strutture i Comuni dichiarano di impegnare complessivamente 705 persone ( in media 0,6 unità a città) e le Asl 594 persone (media 7,4 unità per azienda).
Teoricamente, dunque, più di un terzo dei comuni e la quasi totalità delle Aziende Sanitarie Locali dovrebbe essere in grado di fornire risposte adeguate, ma non è così. Solo 3 città (0,3% del campione): Terni, Peschiera Borromeo (MI) e Formigine (MO), totalizzano i punti necessari a raggiungere una perfomance ottima. Ventidue città (il 2% del campione che ha risposto) ottengono una performance buona, 132 città (11,9% del campione) una performance sufficiente.
Sono 35 le aziende sanitarie che raggiungono la sufficienza (il 43,75% delle 80 che hanno risposto), 13 le Asl con performance buona (16,25%) e una sola – Napoli Centro – con una performance ottima.
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L’Anagrafe canina, strumento principale per conoscere la presenza dei cani sul territorio, è obbligatoria per quelli in città ed è di competenza delle ASL, fatta eccezione per le regioni Emilia Romagna e Friuli Venezia Giuglia dove l’obbligo ricade sui Comuni. La media nazionale è di un cane registrato ogni 7,19 cittadini: Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto risultano essere le regioni più virtuose con un cane ogni 4 abitanti. In fondo alla tabella, Puglia (1 cane ogni 10,86 abitanti), Sicilia (ogni 12,2 abitanti) e Calabria (17,91). Tra le città capoluogo in negativo ci sono Catanzaro (1 cane ogni 463,4 abitanti) e Lecce (1 ogni 218,5 abitanti). In positivo Macerata (1 ogni 2,7 abitanti) e Arezzo (1 ogni 4,1). Le ASL che dichiarano di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti all’Anagrafe canina nel proprio territorio sono il 96,2% per una media di 1 cane ogni 6,98 abitanti.

Dati discordanti fra Comuni e Asl e scarsa comunicazione fra loro anche sulle colonie feline. Il 100% dei contesti urbani ha gatti liberi più o meno organizzati in colonie, però solo il 22,22% dei comuni dichiara di monitorare le colonie feline presenti sul territorio e che da questi monitoraggi risulterebbero 14.907 colonie, con oltre 156.217 gatti e 42.810 cittadini impegnati. Rispetto al numero dei residenti, le amministrazioni comunali più amanti dei gatti (in colonie feline) sono: Aymavilles (AO) con 1 gatto ogni 4 cittadini, Scarlino (GR) con 1 gatto ogni 10 cittadini, Arezzo con 1 gatto ogni 12 cittadini, Montecalvo in Foglia (PU) con 1 gatto ogni 13 cittadini, Sanremo (IM) con 1 gatto ogni 15 cittadini. Solo il 70% delle ASL dichiara di monitorare le colonie feline presenti sul loro territorio e che da questi monitoraggi le colonie feline sarebbero 23.083 colonie per 277.071 gatti.
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Per quanto riguarda il randagismo, elemento principale di sofferenza e conflittualità per animali e collettività, in media secondo le amministrazioni comunali e le ASL, su 4 cani catturati, 3 hanno trovato nel 2015 una felice soluzione di adozione anche se l’indagine restituisce situazioni locali molto diverse. Ad esempio la Asl di Nuoro dichiara una soluzione positiva ogni 18 cani catturati, mentre la Asl di Foggia riporta di aver trovato una soluzione positiva a più di 5 cani a fronte di 1 catturato. In base alle risposte le performance peggiori nel ricollocamento dei cani arrivano dalla Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata.

Il 48,7% dei comuni dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, mentre l’accesso ai locali pubblici e negli ufficio è regolamentato in poco più di 1 comune su 9 (11,38% dei casi). I comuni costieri che hanno regolamentato l’accesso alle spiagge sono pochi, solo il 6%. Pochi anche i comuni che hanno adottato un regolamento per facilitare cremazione, inumazione, e tumulazione dei nostri amici a 4zampe. Poco più di 1 comune su 15 (6,59% dei casi) ha adottato un regolamento contro l’uso di esche e bocconi avvelenati e per botti e fuochi d’artificio da vietare perchè lesivi nei confronti degli animali nel 11,56%.
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Una realtà assai differenziata anche sulla presenza delle cosiddette “aree per cani”. Stando ai comuni che hanno risposto positivamente (16,17%) risultano 1.246 aree, in media uno spazio dedicato ogni 8.789 abitanti, distribuito ogni 10,5 chilometri quadrati. Virtuoso il comune di Segrate (MI) dove risulta 1 area per cani ogni 1.335 cittadini e ogni 0,70 kmq. Molto bene anche Milano con un’area dedicata ogni 3.527 cittadini e una distribuzione ogni 0,52 kmq. In negativo Napoli, dove risulta un’area cani ogni 246.363 abitanti e una distribuzione sul territorio ogni 29,76 kmq e Messina (120.799 cittadini ogni 106.88 kmq).

Da quest’anno secondo il rapporto sul sondaggio d’opinione condotto online dal 25 ottobre al 23 novembre 2016, sulle 5.000 risposte pervenute, sono importanti le differenze tra le regioni, con un indice di gradimento decrescente andando da Nord a Sud. La nota più dolente è l’azione di controllo e vigilanza dela Polizia Municipale su maltrattamenti degli animali o mancata raccolta degli escrementi, che risulta insufficiente o mediocre da più di 8 cittadini su 10.
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Alla conferenza stampa di presentazione della sesta indagine di Legambiente hanno partecipato: Antonio Morabito curatore e relatore dei risultati della ricerca di Legambiente, Rossella Muroni, presidente Legambiente, Dino Muto, presidente ENCI, Carla Bernasconi, vicepresidente nazionale FNOVI e Marco Melosi, presidente ANMVI. Ad illustrare alcune esperienze territoriali, Carolina Toia, Consigliere regionale Componente “VI Commissione permanente – Ambiente e protezione civile” della Regione Lombardia, Federico Nannurelli, Dipartimento Lavori Pubblici – Gestione del Territorio del Comune di Terni, Marco D’Onofrio, consigliere comunale con delega alle Politiche per i diritti e la salute degli animali di Peschiera Borromeo (MI), Edgar Meyer referente dell’Ufficio Diritti Animali di Peschiera Borromeo (MI), Vincenzo Caputo e Marina Pompameo, Asl Napoli 1 Centro.
Hanno partecipato e allietato la conferenza stampa i due cani Marte, un barbone grande mole nero di Sonia Merati e Ocra, una femmina di segugio di Hannover appartenente al Giudice ENCI Serena Donnini.
Per avere maggiori dettagli sul VI° Rapporto di Legambiente cliccare qui

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