I lemuri, l’anello mancante nell’evoluzione del comportamento umano

SCIENZA/EDITORIA – La Cambridge University Press ha da poco pubblicato il volume “The Missing Lemur Link” di Ivan Norscia e Elisabetta Palagi, ricercatori del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.
Dopo venti anni di ricerche in buona parte condotte in prima persona sui lemuri, sia su esemplari in natura sia in cattività, i due ricercatori affermano che questi curiosi animali facenti parte della famiglia dei primati, condividono con noi un lontano antenato comune e che per la loro peculiarità rappresentano il modello ideale per far luce su comportamenti finora ritenuti esclusivi delle scimmie, delle grandi antropomorfe (e nostri).

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Se infatti i lemuri sono stati studiati estesamente dal punto di vista biologico ed ecologico, altrettanto non si può dire per l’etologia e il comportamento sociale, che in alcuni casi si dimostra “inaspettatamente” sofisticato e complesso. Questi primati ad esempio sono capaci di riconoscimento individuale utilizzando anche il canale olfattivo, sanno gestire i conflitti attraverso meccanismi di riconciliazione e si scambiano servizi (come lo spulciamento) seguendo la regola di mercato della domanda e dell’offerta.

“Riscontrare l’esistenza di questi comportamenti nei lemuri – spiegano Elisabetta Palagi e Ivan Norsciaci permette non solo di affermare che la loro capacità cognitiva e il loro grado di socialità siano molto più complesse di quanto si credesse finora, ma anche di unire i puntini che ci legano ad essi, mettendoli in continuità con gli altri primati”.

Il libro “The Missing Lemur Link” è composto da nove capitoli, ciascuno dei quali affronta una tematica etologica diversa, secondo un approccio comparativo, mettendo a confronto il comportamento dei lemuri con quello delle scimmie e delle grandi antropomorfe, uomo incluso. Ogni capitolo contiene inoltre dei box informativi a firma di esperti internazionali che espandono i concetti trattati. Completano il volume una presentazione dell’etologa inglese Jane Goodall, l’introduzione di Ian Tattersall, curatore emerito della sezione di antropologia del Museo di Storia Naturale di New York, e di Alison Jolly, alla cui memoria il libro è dedicato, e la postfazione di Michael Huffman, dell’Università di Kyoto.

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