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Il cavallo Varenne, dal mattatoio a campione internazionale

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CRONACA – “Abbiamo raccontato tante storie di grandi uomini, di grandi donne, di grandi personaggi. Questa volta raccontiamo la storia di un grande personaggio a quattro zampe: Varenne, il cavallo che ha fatto sognare l’Italia”: così Enrico Ruggeri ha annunciato in video la puntata andata in onda ieri, lunedì 30 maggio, alle 15.30 su Radio 24, con ospite Giampaolo Minnucci, il driver di Varenne. Guarda il video.
Ma rivediamo insieme la storia di questo grande cavallo che destinato al mattatoio diventa invece un campione internazionale.

La nascita di Varenne
Chiunque abbia allevato, cresciuto, allenato o guidato Varenne ha confermato che è riduttivo parlare di lui come un animale. Per tutti è infatti dotato di una intelligenza al di sopra della norma e capace di provare sentimenti come l’agonismo, il coraggio, l’affetto, la dedizione al lavoro in modo molto simile a quel che prova un essere umano. Se andiamo indietro di cinque generazioni nella discendenza di questo magnifico cavallo, ne troverete ben 32 di razza che hanno contribuito a creare un campione. Tutti controllati, tutti accoppiati in modo scientifico, mischiando sangue americano con sangue francese e italiano, per arrivare ad una combinazione delle migliori caratteristiche di ogni razza: Varenne.

Il triste destino verso il mattatoio
Gli allevatori di solito non fanno correre i propri cavalli. Li allevano per venderli e poi ognuno di loro trova il suo destino, chi nelle corse, chi nella stalla e qualche volta qualcuno rimane nell’anonimato. Così Varenne dal Ferrarese si trasferisce in Francia dove un famoso allenatore, Jean Pierre Dubois, ne acquista la metà della proprietà per sessanta milioni di lire. Le premesse sono buone ma poi sorge un problema. Varenne ha un chip, un microdistaccamento osseo ad una gamba, una malformazione che può causare problemi gravi nei cavalli da corsa, fino a comprometterne la carriera. Così il cavallo viene lasciato per lungo tempo nelle stalle e sembra destinato ad una triste fine.

La scoperta del campione
Dubois ha già inserito Varenne nell’elenco dei cavalli da portare al mattatoio. Un cavallo zoppo non serve a nulla e non è giusto costringerlo ad una vita di continue sofferenze. Prima della fine, però, sembra avere un’intuizione, un presentimento che gli fa cambiare idea, e nel gennaio del 1998 iscrive Varenne ad una corsa a Bologna. Parliamo di trotto, quindi il cavallo deve mantenere una andatura costante ed elegante. Se galoppa, in gergo tecnico si dice che “rompe”, viene squalificato. E Varenne all’ultima curva rompe, perdendo quindi tecnicamente la corsa. E’ fuori dai giochi, ma riprende lo stesso l’andatura, continuando la sua corsa sull’esterno. Dall’ultima posizione, con una progressione incredibile, recupera tutti e taglia per primo il traguardo, anche se squalificato. Sugli spalti ci sono molti osservatori e la sua rincorsa incredibile non passa inosservata. La voce di questo cavallo molto potente comincia a girare ed arriva a Roma, dove un uomo sta cercando un buon cavallo da guidare nelle gare. Il suo nome è Giampaolo Minnucci.

Le vittorie nazionali e internazionali
Guidato da Giampaolo Minnucci, Varenne arriva a vincere sedici vittorie consecutive imponendosi come la stella nascente dell’ippica italiana. Una stella che diventerà un grande campione battendo nel 1999 a Sansiro la campionessa del mondo in carica, una cavalla americana di nome Moni Maker, e arrivando nel 2001 a vincere Prix d’Amerique di Parigi.
Varenne, da cavallo destinato al mattatoio, diventa la speranza dell’Ippica italiana.

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