Aspettando l’amico umano

LIFE STYLE – Quando si è fuori casa l’animale autonomo è sereno, non soffre la solitudine e apprezza con pazienza il rientro dell’amico umano. Gioca da solo, dorme o si riposa anche se non si è in casa a vegliarlo.
Il cane però rispetto al gatto soffre maggiormente la solitudine se lasciato in casa solo.
Le reazioni possono essere diverse in funzione del carattere del cane e del grado di attaccamento al padrone. Ad esempio se il cane rimane accanto all’ingresso senza muoversi per ore o si lecca continuamente le zampe o altre parti del corpo fino a ferirsi, trema, ulula o abbia tristemente, raspa la porta d’ingesso è sicuramente un cane sottomesso al padrone. Al contrario il cane dominante che ritiene il suo amico umano un subalterno, quando è lasciato solo è una furia, distrugge gli oggetti personali del padrone (indumenti, scarpe etc), gli oggetti che usa solitamente il padrone (borse, libri e giornali, telecomandi, etc), morde divani, poltrone, sedie, ulula e abbaia con forza e insistenza. Se vive in giardino scava, distrugge piante e vasi, rompe le recinzioni fino addirittura a saltarle e a uscire.
Questi sono tutti atteggiamenti morbosi del cane qualsiasi sia il suo carattere, che dobbiamo correggere, e inoltre dobbiamo imparare a correggere anche molti dei nostri comportamenti che inducono l’animale a soffrire per la nostra assenza.
Prima di tutto bisogna evitare che dipenda totalmente da noi quando siamo in casa. Il cane non deve essere padrone dipendente. Occupare troppo le sue giornate con noi, non saprà cosa fare quando non ci siamo. Se rispondiamo sempre in modo positivo alle sue richieste, se giochiamo sempre con lui, si sentirà privato dei suoi diritti o del suo svago preferito quando un giorno non potremo accontentarlo. Insomma quando in casa gli stiamo troppo addosso privandolo della sua autonomia non saprà come occupare il tempo senza di noi.
Per impedire lo scatenarsi dello stress da solitudine quando dobbiamo uscire di casa, dobbiamo stare attenti ai nostri atteggiamenti o abitudini legate alla nostra uscita. Lo spegnere la radio o la televisione, il tintinnio delle chiavi, portare borse o valigie all’ingresso, calzare le scarpe abituali per uscire o indossare giacche e cappotti davanti a lui, salutare a voce alta o sbattere le porte quando stiamo per uscire sono abitudini o segni premonitori per l’animale che si devono correggere o comunque dovremmo cercare di farli anche quando siamo in casa, in tal modo il cane non li lega alla nostra uscita e di conseguenza al suo isolamento.
Quando usciamo evitiamo di rinchiuderlo in una sola stanza, lasciamone almeno un paio a sua disposizione; in qualche occasione, richiamando la sua attenzione, prepariamoci in modo palese per uscire rimanendo poi in casa, vestiti di tutto punto. Facciamo in modo che ci segua durante i lavori domestici e, come inavvertitamente, chiudiamo le porte alle nostre spalle, privandolo della nostra presenza; stiamo in silenzio, con la porta chiusa, in attesa che richiami la nostra attenzione. Non apriamo se piange, aspettiamo una pausa di silenzio poi, apriamo la porta allontanandoci con passo deciso, senza curarsi di lui, per poi fare la stessa cosa in un’altra stanza. Questa operazione va fatta anche con la porta d’ingresso.
Sono comportamenti errati: l’esaltare i preparativi della partenza permettendo al nostro cane di partecipare, uscire guardandolo negli occhi per intendersi, raccomandarsi, pronunciando le classiche frasi “fai il bravo” oppure “torno subito” e voltarsi per guardarlo per vedere come si comporta.
Simulare situazioni simili ai momenti di solitudine può servire ad allentare le sue ansie: proviamo ad ignoralo come se non esistesse, scostarlo da noi come si ci desse fastidio, non guardarlo negli occhi e non parlare, usciamo senza voltarci mostrando sempre le spalle, chiudiamo la porta in modo deciso senza sbatterla. Ricordiamo che un capo branco esce senza dover render conto a nessuno, quindi non sentiamoci in colpa per il nostro comportamento duro. Se riusciamo a non generare nessun tipo di stress, la sua solitudine non si trasformerà in angoscia e con il tempo imparerà ad aspettare tranquillo e fiducioso il nostro ritorno.

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