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Delfini e droni da guerra

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ATTUALITA’ – E’ negli anni della Guerra Fredda che la Marina Militare statunitense e la Marina sovietica hanno entrambe creato dei corpi speciali di “delfini da battaglia”, perlopiù per scopi di difesa, ma anche per svolgere compiti di guerra e per compiere missioni riservate ancora coperte dal segreto militare.
Il ruolo militare dei mammiferi marini si basa sulla loro grande intelligenza, versatilità e rapidità di apprendimento, sulla velocità di movimento e, per i delfini, sulla loro percezione sonar. I delfini, come i pipistrelli, emettono delle onde sonore che tornano in forma di eco, disegnando nella loro mente la mappa di ciò che li circonda e che gli permette di trovare quegli oggetti che per l’uomo è difficile scovare anche con l’aiuto delle tecnologie, come sub nemici, mine inesplose o missili dispersi nelle profondità marine.
Ora dopo quarant’anni di onorato servizio si sta progettando di sostituirli con una nuova generazione di instancabili robot marini, droni subacquei capaci di restare di pattuglia anche 24 ore di fila senza chiedere nemmeno un pesce in cambio.
Circa un’ottantina di delfini e 40 leoni marini sono ancora impiegati nell’ambito della U.S. Navy Marine Mammal Program e utilizzati per la sicurezza nei porti e per recuperare oggetti e materiali nei fondali. Ma, dal 2017 ventiquattro di loro verranno sostituiti da droni sottomarini, una specie di veicoli dalla forma di un siluro e lunghi circa tre metri e mezzo, equipaggiati di un potente sonar in grado di individuare le mine con altrettanta precisione e velocità dei delfini. Ben vengano i droni sottomarini sperando che non incontrino i delfini addestrati alla guerra in mare aperto, ma un tale scontro, epico forse, farebbe parte di una nuova battaglia e l’esito del match sarà pertanto tenuto rigorosamente “top secret”. Fonte la rivista di geopolitica EAST N°52.

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