Contagi di Coronavirus e aviaria negli allevamenti, Italia nel mirino dell’OMS

ATTUALITA’ – La situazione negli allevamenti è sempre più drammatica. Anche tra i visoni italiani si riscontrano contagi di Coronavirus, mentre in Olanda vengono abbattute 215 mila galline portatrici di aviaria e nuovi casi di peste suina si riscontrano in tutta Europa
A seguito di contagi di Coronavirus tra animali e persone, la premier danese Mette Frederiksen ha deciso di predisporre l’uccisione di 17 milioni di visoni, ovvero la totalità degli animali allevati nel Paese per produrre pellicce. Stando alle indagini in corso, il virus sarebbe mutato in questa specie, e continuando a mutare potrebbe trasformarsi in un nuovo ceppo contro cui i vaccini attualmente in sviluppo sarebbero inefficaci.
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Ma nonostante il piano di abbattimento di 17 milioni di animali il problema è lontano dall’essere risolto: insieme alla Danimarca, sono 6 i Paesi nel mondo in cui i visoni negli allevamenti sono risultati positivi al Sars-Cov-2. L’Oms ha annunciato che tra questi c’è anche l’Italia.

I visoni sembrano essere particolarmente suscettibili a questo virus, inoltre il loro allevamento – come tutti i sistemi di tipo intensivo – prevede la concentrazione di tantissimi animali in spazi ristretti, il che ovviamente rende più facili i contagi.

I visoni dunque sarebbero stati contagiati da operatori e allevatori positivi che non indossando corrette protezioni hanno passato il virus agli animali. Abbiamo quindi assistito ad una zoonosi inversa: per i visoni, in pratica, la nostra specie è stata ciò che per gli umani potrebbe essere stato il pipistrello.

Da sempre gli allevamenti di animali, siano essi per la produzione di pellicce o per la produzione alimentare, rappresentano un rischio per la salute pubblica.

Secondo gli esperti, infatti, uno dei principali fattori di rischio epidemiologico è attualmente il sistema convenzionale di allevamento. Particolarmente pericolosi a questo proposito sono gli allevamenti intensivi, dove viene confinata la stragrande maggioranza degli animali destinati al consumo umano.

A causa dell’altissima densità e della bassa diversità genetica degli animali che vi sono allevati, tali allevamenti offrono uno spazio eccellente per la rapida diffusione dei virus.

Ad esempio, pochi giorni fa in Olanda sono state abbattute circa 215.000 galline dopo che un’epidemia di un ceppo altamente contagioso di influenza aviaria è stata rilevata in una fattoria nel sud-est del Paese.
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In Germania invece si sta cercando ormai da qualche mese di contrastare il dilagare della peste suina africana: nei giorni scorsi anche la Sassonia ha segnalato il suo primo caso confermato e ora si teme che il virus possa raggiungere gli animali negli allevamenti, il che rappresenterebbe una catastrofe.

Il virus, infatti, al momento innocuo per gli uomini, è altamente contagioso e devastante per i maiali e la cosa peggiore è che per fermarne la diffusione si ricorre ad abbattimenti su larga scala. Lo stesso allarme è già scattato in altri Paesi europei, anche in Italia.

Questi esempi sono solo la punta dell’iceberg: ci sono circa 1.400 agenti patogeni noti alla medicina moderna, il 60% di questi sono derivati da animali. Le malattie più pericolose che hanno colpito la popolazione umana negli ultimi anni sono dovute a zoonosi. Oltre al COVID-19 troviamo anche le influenze aviarie e suine che ci hanno colpito negli anni, ma anche patologie più gravi come la sindrome respiratoria acuta grave SARS e vari tipi di febbre emorragica, tra cui l’Ebola.

«Quante altre epidemie da zoonosi dovremo sopportare prima che l’umanità comprenda i rischi reali dell’allevamento intensivo e agisca drasticamente in tal senso?» afferma Alice Trombetta, Direttrice di Animal Equality Italia. «Anche qualora si stimasse un rischio ‘basso’, quale percentuale di rischio siamo disposti a tollerare quando a essere in gioco è la nostra sopravvivenza?».
Fonte: Animal Equality Italia
Crediti foto: Animal Equality Italia

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