I viaggi di Giada: La mia mini-disavventura in Agrano – Travels with Giada: My mini-misadventure in Agrano

IMG_6496

VIAGGI/LIFE STYLE – Dopo il lungo “lockdown” anche Giada, la simpatica cagnolina globe-trotter della giornalista americana Claudia Flisi, ha ripreso lentamente i suoi viaggi.
Itinerari fuoriporta per il momento, dove mettere il naso “fuori dalla museruola” o anche “fuori dalla mascherina” alla ricerca di nuovi odori, sapori e colori.
Una piccola vacanza ad Agrano, poco lontano da Omegna sul Lago d’Orta, per rintracciare le origini archeologiche della zona e una puntatina a Stresa, la bella e ridente cittadina turistica sul Lago Maggiore, città natale del papà umano di Giada.
Anche questo viaggio è ricco di imprevedibili dettagli che potrebbero sfuggire agli occhi degli umani ma non al fiuto e al punto di osservazione di un cane. Buona lettura!

Ogni viaggio di Giada è scritto in lingua inglese da Claudia Flisi, autrice anche del libro sempre in lingua inglese “Crystal and Jade”.
Per i nostri lettori introduciamo subito la fedele traduzione in italiano svolta da Carmì Mazzucchi e di seguito la versione originale.

La redazione di Animal Glamour ringrazia Claudia Flisi per la concessione dell’articolo e delle foto allegate.

LA MIA MINI-DISAVVENTURA IN AGRANO
di Claudia Flisi

I miei umani ed io non avevamo viaggiato da febbraio quando abbiamo dovuto obbedire a qualcosa chiamato “lockdown”. Ora le temperature erano più invitanti, i cieli grigi stavano lasciando il posto al blu, e tutti volevamo vedere un nuovo ambiente. Nel mio caso, dei nuovi odori erano altrettanto importanti.
Il nostro incentivo è venuto dall’ascensore nel nostro edificio. Erano previste ampie riparazioni e la prima fase avrebbe potuto durare una settimana. Visto che viviamo all’ultimo piano, non mi sarebbe piaciuto camminare su e giù tre volte al giorno. Le mie ossa hanno un po’ di artrosi, e 14 rampe di scale (sette giù e sette su) sembravano un po’ troppo ad ogni uscita. Quindi la mamma ha cercato un B&B che ci potesse accogliere in quel periodo.
Il meteo prevedeva pioggia entro un raggio di tre ore dalla nostra casa nel nord Italia.
Mio padre disse che non aveva senso guidare per una lunga distanza per stare seduti all’interno per tutto il tempo. Potremmo anche rimanere a un’ora di macchina da casa. Mio padre è del Lago Maggiore, quindi quell’area non sarebbe stata un cambio di scenario per lui. Abbiamo cercato allora un posto vicino al Lago d’Orta. Eravamo già stati lì prima, ma non tutto intorno, e noi potevamo sperare in una pausa delle condizioni meteo durante il nostro soggiorno.
AGRA00
Mia mamma ha trovato un appartamento spazioso in un luogo chiamato Agrano con meno di 700 persone . . . e alcuni cani. Si trova a circa 12 chilometri da Omegna, all’estremità nord del Lago d’Orta. I miei umani volevano essere vicino a Omegna, ma non volevano stare in Omegna a causa di qualcosa che hanno chiamato “il virus”, che suona come le mosche che a volte ronzano intorno a me quando sonnecchio sul balcone e provo a scattare su di loro ma sono troppo piccole, veloci e sfuggenti.
Agrano è a circa un’ora da dove viviamo. La prima parte del percorso è autostrada, facile, ma l’ultima parte è tutta a curve e stretta. I miei umani dovevano stare all’erta e usare spesso il claxon. Mi sono resa conto che facendo una passeggiata su queste strade non sarebbe stato divertente, quindi speravo che ci fossero altri percorsi che avremmo potuto esplorare una volta arrivati.
IMG_6471
Il nostro alloggio era in un complesso familiare recintato nel centro del piccolo villaggio. Tre fratelli e sorelle in questo “branco” di famiglia avevano case in questo complesso, in più due appartamenti che andavano in locazione per ospiti come noi. Il “nostro” appartamento era al primo piano, su una scala ripida, irregolare e tortuosa di gradini in pietra. Non mi piacevano molto quei gradini perché la mia vista non è più eccezionale e avevo inciampato più volte. Mia madre si allarmò e finì per portarmi su e giù, il che non era bene neppure per lei.
All’interno, l’appartamento era confortevole, con pavimenti piastrellati e sedie grassottelle. Un grande divano componibile di fronte a una grande TV a schermo piatto. A mio padre piaceva perché avrebbe voluto dello spazio mentre guardava le notizie e a me piaceva perché avrei avuto spazio rannicchiata di fianco a lui. Mia mamma aveva messo una mia coperta sul divano in modo da sentirmi a casa e non graffiare il tessuto in velluto.
C’erano due letti grandi in due camere da letto, una solo per me se avessi voluto. Io preferisco dormire nel letto dei miei umani, ma a volte può essere affollato, quindi ero felice per questa opzione. Le stanze erano luminose con grandi finestre, ma senza sole perché la giornata era nuvolosa e la pioggia era prevista per il tardo pomeriggio. A me non piace la pioggia!
IMG_6478
Una volta che ci eravamo sistemati, con le valigie svuotate e le disposizioni di come avremmo trascorso la settimana pianificate, mamma e io abbiamo fatto una piccola passeggiata nel quartiere, in parte per alleviare la mia vescica e in parte per ridimensionare l’ambiente circostante. Di fronte alle porte di ferro del nostro complesso c’era un grande parco con un campo da calcio, un parco giochi per bambini e molto verde e cespugli, il genere di cose che amo annusare ed esplorare.
C’era anche un segnale che suggeriva che i quattro zampe come me non erano i benvenuti. Non sembrava giusto, visto che mia mamma porta sempre borse per smaltire la mia esuberanza anale.
Ma non volevamo creare problemi la prima mattina ad Agrano, quindi anche noi camminavamo rispettosamente attorno alla periferia del parco.
Poi ci siamo fermati al negozio di alimentari del villaggio per comprare pane fresco. Non mi è permesso entrare nei supermercati ma questo era un posto minuscolo con lattine, scatole e pacchetti allineati alle pareti; non c’era molto cibo fresco tranne alcune casse di frutta e verdura stanche su un lato. Ugualmente la donna dall’aspetto stanco dietro il bancone non ha obiettato quando sono entrata, quindi mamma rapidamente fece il suo acquisto. Si rese conto che dovevamo andare a Omegna per una discreta selezione di frutta fresca, verdura e pane.
omegna-campanile-franza
Nel pomeriggio, è quello che abbiamo fatto. Abbiamo guidato una stretta strada locale per 12 chilometri da Agrano a Omegna. E’ stato come passare da un angusto spazio sotto una roccia a una grande grotta. Qui il Lago d’Orta diventa un fiume chiamato Nigoglia che scorre attraverso la città. Molto pittoresco, dissero i miei umani. Odori molto interessanti, dissi Io.
Omegna è molto vecchia, secondo mia mamma. Gli archeologi hanno rintracciato le sue origini all’età del bronzo. (Gli archeologi sono come i cani: scavano le ossa. Ma non mangiano le loro scoperte come noi. Le guardano e basta. Che senso ha?).
Mentre i miei umani osservavano l’architettura (romanica e barocca, hanno detto), guardavano le vetrine e bevuto un caffè, io annusavo e scovavo le briciole. Quindicimila persone lasciano molte più briciole di 700 persone!
Poi il cielo si oscurò e tornammo ad Agrano.
IMG_6485
Con le nuvole e l’avvicinarsi della tempesta, i miei umani volevano accendere il riscaldamento nell’appartamento. (Io personalmente, porto la mia pelliccia impermeabile ovunque viaggio, quindi nessun problema). Apparentemente il riscaldamento non funzionava e i proprietari avevano paura che qualcosa chiamato la caldaia potesse esplodere. Dovevamo partire perché la situazione era pericolosa non solo per noi, ma per la loro famiglia che vive nello stesso complesso, hanno insistito.
Ci hanno mostrato altri due appartamenti, nessuno dei quali era bello, spazioso e confortevole come quello in cui ci trovavamo. Volevano che ci spostassimo in uno di questi ma senza abbassare il prezzo. I miei umani rifiutarono. Ormai pioveva a dirotto e nessuno – incluso me – voleva andare all’esterno, tanto meno portare pesanti valigie lungo quei gradini di pietra ora scivolosi.
Gli umani concordarono sul fatto che potevamo rimanere nell’appartamento quella notte e partire la mattina quando, si sperava, non avrebbe piovuto così forte.
Loro speravano anche che la caldaia non esplodesse nel frattempo, e non lo fece. La mattina dopo riportammo tutti i bagagli e le provviste in macchina, aiutati dai proprietari un po’ castigati, e iniziammo il viaggio di ritorno a casa.
9141d2e31bdb10339f8ad66a038cfe50
Abbiamo fatto una deviazione a Stresa, splendida cittadina turistica sul Lago Maggiore, perché mio padre è cresciuto lì e voleva vedere la sua vecchia casa, la scuola e forse alcuni vecchi amici. Dalla sua casa d’infanzia puoi vedere le tre famose isole del lago: Isola Bella, Isola Madre e Isola dei Pescatori.
I traghetti di solito collegano Stresa alle isole ogni ora circa durante i mesi estivi. Ma quest’anno, a causa di quella cosa misteriosa, “il virus”, non c’erano molti traghetti. . . o persone che ci andavano.
Passeggiare per le stradine e i vicoli di Stresa è stato facile durante questa visita. Abbiamo incontrato pochi turisti e gente del posto, tutti con le maschere indossate, e qualche cane occasionale.
Quando il cielo si è oscurato, siamo tornati in macchina e diretti verso casa. Sapevamo che l’ascensore non avrebbe funzionato, quindi abbiamo lasciato il nostro bagaglio in macchina (beh, tranne il mio cibo per cani, poiché la mamma sapeva che ne avrei avuto bisogno) e camminai MOLTO LENTAMENTE fino all’ultimo piano.




My mini-misadventure in Agrano
by Claudia Flisi

My humans and I had not traveled since February when we had to obey something called “lockdown”. Now the temperatures were more inviting, the grey skies were giving way to blue, and we all wanted to see new surroundings. In my case, new
smells were equally important.
Our incentive came from the elevator in our building. It was scheduled for extensive repair and the first phase might last a week. Since we live on the top floor, I didn’t relish walking up and down three times a day. My bones are a little
arthritic, and 14 flights of stairs (seven down and seven up) seemed a bit much for each outing. So mom looked for a B and B that would accommodate us for that period.
The meteo called for rain within a three-hour radius of our home in northern Italy. My dad said it made no sense to drive a long distance, then sit inside the whole time. We might as well stay within an hour’s drive of home.
My dad is from Lago Maggiore so that wouldn’t have been a change of scenery for him. We looed for a place near Lago d’Orta. We had been there before, but not all around, and we could hope for a break in the weather during our stay.
Agrano-chiesa-parrocchiale
My mom found a spacious apartment in a place called Agrano with fewer than 700 people . . . and some dogs. It is about 12 kilometers from Omegna, which is at the north end of Lago d’Orta. My humans wanted to be near Omegna, but they didn’t want to stay IN Omegna because of something they called “the virus,” which sounds like the flies that buzz around me sometimes when I am dozing on the balcony and I try to snap at them but they are too small, quick, and elusive.

Agrano is about an hour from where we live. The first part of the drive is autostrada, easy-peasy, but the last bit is all curving and narrow. My humans had to stay alert and use the claxon often. I realized that taking a walk on these roads would be no fun so I hoped there would be other routes we could explore once we arrived.
Our lodging was in a gated family compound in the center of the tiny village. Three brothers and sisters in this family “pack” had homes in this complex, plus two apartments that were set off for guests like us. “Our” apartment was on the
first floor, up a steep, irregular, and winding set of stone steps. I didn’t like those steps much because my eyesight isn’t great anymore and I stumbled several times. My mom became alarmed and wound up carrying me up and down, which wasn’t good for her either.
Inside, the apartment was comfortable, with tiled floors and plumpy chairs. A big sectional sofa faced a large flat TV. My dad liked that because he would have space while watching the news and I liked it because I would have space curled up
beside him. My mom put a blanket of mine on the sofa so I would feel at home and not scratch the velveteen fabric.
There were two big beds in two bedrooms, one just for me if I wanted. I prefer to sleep in the bed of my humans, but it can get crowded sometimes so I was happy for this option. The rooms were bright with large windows, but no sun streaming
through because the day was cloudy and rain was forecast for late afternoon. I do not like the rain.
IMG_6466
Once we had settled in, with suitcases emptied and the provisions for our planned week put away, mom and I took a little walk around the neighborhood, partly to relieve my bladder and partly to size up our surroundings. Opposite the iron gates of our complex was a big park with a soccer field, a children’s playground, and lots of greenery and bushes, the sort of thing I love to sniff and explore. There was also a sign suggesting that four-leggeds like me were not welcome. That didn’t seem fair, since my mom always carries bags to dispose of my anal exuberance.
But we didn’t want to create problems on our first morning in Agrano, so we walked respectfully around the periphery of the park. Then we stopped at the village grocery store to buy fresh bread. I am not allowed in supermarkets but this
was a tiny place with cans and boxes and packages lining the walls; not much fresh food except for a few crates of tired fruits and vegetables on one side. The equally tired-looking woman behind the counter didn’t object when I entered, so mom quickly made her purchase. She realized that we would have to go to Omegna for a decent selection of fresh fruits, vegetables, and breads.
IMG_6484
In the afternoon, that’s what we did. We drove a twisty narrow 12-kilometer local road from Agrano to Omegna. It was like going from a cramped space beneath a rock to a large cave. Here Lago d’Orta becomes a river called Nigoglia flowing through the town. Very picturesque, said my humans. Very interesting smells, said I.
Omegna is very old, according to my mom. Archeologists have traced its origins to the Bronze Age. (Archeologists are like dogs – they dig up bones. But they don’t eat their findings as we do. They just look at them. What sense does that make?).
While my humans eyeballed the architecture (Romanesque and Baroque, they said), window-shopped, and drank a coffee, I street-sniffed and sought out crumbs. Fifteen thousand people leave a lot more crumbs than 700!
IMG_6487
Then the sky became dark and we drove back to Agrano. With the clouds and approaching storm, my humans wanted to turn on the heat in the apartment. (Me personally, I bring my porous fur coat wherever I travel, so no problem). Apparently the heating didn’t work and the owners were afraid that something called the caldaia (boiler) would explode. We had to leave because the situation was dangerous not only for us but for their family living in the same complex, they insisted.
They showed us two other apartments, neither of which was as nice, spacious, and comfortable as the one we were in. They wanted us to move to one of them but without lowering the price. My humans refused. The rain was pouring down by now and no one – including me — wanted to go outside, much less carry heavy suitcases down those now-slippery stone steps.
The humans agreed that we could stay in the apartment this one night and leave in the morning when, hopefully, it wouldn’t be raining so hard. They also hoped the boiler wouldn’t explode in the interim, and it didn’t. The next morning we carried all our luggage and provisions back to the car, aided by the somewhat chastened owners, and began the drive back home.

We took a detour to Stresa, a beautiful tourist town on Lago Maggiore, because my dad grew up there and wanted to see his old home, school, and maybe some old friends. From his childhood house you can see the three famous islands of the lake: Isola Bella, Isola Madre, and Isola dei Pescatori.
Ferries usually run from Stresa to the islands every hour or so during the summer months. But this year, because of that mysterious thing called the “virus,” there weren’t many ferries . . . or people to ride them.
Walking the narrow streets and alleyways of Stresa was easy on this visit. We encountered few tourists and locals, all wearing masks, and the occasional dog.

When the sky darkened, we hopped back in the car and headed home. We knew the elevator would not be working, so we left our luggage in the car (well, except for my dog food, since mom knew I would need that) and walked VERY SLOWLY up to the top floor.

image_processing20190824-4-1fps7lh

facebookfacebook