Cappottini per cani riciclati agli agnellini per difenderli dalle volpi

ATTUALITA’ – Nell’ultimo decennio una parte commercialmente interessante della razza umana ha riconosciuto l’insospettata necessità di vestire i propri amici cani con dei cappottini per proteggerli dai rigori di inverni che si suppongono sempre più miti per effetto del riscaldamento globale.

I cani piccoli accettano abbastanza di buon grado la vestizione, i tagli medi e grandi spesse volte si mostrano ingrati e insofferenti. Il risultato è un certo eccesso di cappottini smessi, difficili da riciclare. Per fortuna, la moderna tecnica di “repurposing” – in parole povere, il riutilizzo per scopi diversi da quelli originali – viene in aiuto.

Secondo un recente articolo del Telegraph gli allevatori di pecore inglesi, che hanno il problema di difendere le loro greggi, hanno trovato che quegli abitini da cani sono molto utili per proteggere gli agnelli dalle incursioni dei predatori. Le volpi apprezzano molto la carne d’agnellino e una volta la difficoltà si affrontava con la classica “caccia alla volpe” a cavallo, oppure con la lupara. Ora queste sono pratiche da tempo vietate in Inghilterra.

Esattamente perché questi cappottini siano così efficaci allo scopo non è chiaro. Inizialmente si sospettava che potesse dipendere dall’odore di cane rimasto sulla stoffa, specialmente perché le volpi cacciano soprattutto con l’olfatto. L’effetto però dura dopo ripetuti lavaggi. Ora si pensa che forse il poco familiare (alle volpi) odore del detersivo potrebbe essere la causa del fenomeno. Altri esperti osservano che siccome, trovata la preda, la volpe comunque attacca a vista, potrebbe dipendere invece dall’effetto camuffamento dei vestiti sgargianti.

Qualunque sia la spiegazione, forse i cappottini da cani non sono una moda passeggera. Devono solo essere spostati anche su un altro animale.

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