I Viaggi di Giada
Marciando con le ‘bitches’
“Marching with the Bitches”

LIFE STYLE – Giada Flisi, l’intraprendente cagnolina globe-trotter protagonista su Animal Glamour de “I viaggi di Giada” ha partecipato con la sua mamma umana, la giornalista Claudia Flisi, alla ‘Marcia per la violenza sulle donne – Women’s March 2019’ avvenuta a Milano il 20 gennaio scorso. Il resoconto di Giada, che con la sua presenza ha appoggiato messaggi sia contro la violenza sulle donne, sia contro la violenza sugli animali, è un brillante commento visto dalla parte di un cane su come si svolse la manifestazione. Non un viaggio per diletto questo di Giada ma per appoggiare due giuste cause che alla fine possono “marciare insieme”.
D’altronde il cane è o non è il migliore amico delle donne (oltre che dell’uomo)!

La parola inglese “bitch” letteralmente “cagna” è comunemente usata nel mondo anglosassone con intento spregiativo contro le donne dagli uomini violenti in tutti i sensi. Nel racconto Giada la attribuisce a se stessa dandogli un significato positivo e anche un valore, cosi come le femministe americane (non dimenticate che Claudia Flisi è americana) l’hanno adottata come un orgoglioso respingimento dell’offesa fatta loro dagli uomini.

Come sempre ogni viaggio di Giada è scritto da Claudia Flisi in lingua inglese; per i nostri lettori introduciamo subito la fedele traduzione in italiano svolta da Carmì Mazzucchi e di seguito la versione originale.

La redazione di Animal Glamour ringrazia Claudia Flisi per la concessione dell’articolo e delle foto allegate.


MARCIANDO CON LE ‘BITCHES’

Ero emozionata quando mamma mi ha detto che saremmo andati a Milano. Adoro prendere il treno per la città e amo tutti i suoi profumi. Per di più, mamma mi ha detto che questo era un evento per bitches “stronzette”come me. Beh, forse alcune femmine come me, ma soprattutto femmine umane a due zampe che non si chiamano “stronzette”. Si chiamano donne e stavamo per unirci a qualcosa chiamato “marcia delle donne”. Mi piace camminare, quindi suonava bene.
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La marcia quest’anno riguardava la violenza sulle donne. C’è molta violenza anche contro i cani e altri animali (incluse quelle creature un pò indegne, i gatti), quindi mi sono chiesta perché l’attenzione fosse concentrata sulle creature a due gambe. L’unica volta che la gente sembra preoccuparsi della violenza contro i cani è quando un cane allevato o addestrato male commette violenza contro le persone. Ma c’è tanta violenza contro di noi da parte di umani impropriamente allevati o cresciuti e pochissime proteste al riguardo. Tuttavia, sono felice di prendere una posizione a quattro zampe contro la violenza in generale.

Fuori faceva freddo, quindi mamma ha detto che dovevo indossare un cappotto. Non mi piacciono i cappotti né piacciono alla maggior parte dei cani, ad eccezione di alcuni barboncini che se la tirano. Quasi tutti i cani da freddo si inseriscono in due categorie: quelli che soffrono i cappottini e quelli con la pelliccia lunga che non ne hanno bisogno. La mamma voleva che indossassi un cappotto rosa perché in questa marcia sembra essere un colore simbolo per gli umani. Ma ne ho solo uno, ed è blu, e il blu è tra i pochi colori che riesco a percepire, quindi per me andava bene. Non vedo rossi o viola o questo iconico rosa. Ora, se adottassero un odore simbolico per la marcia, avrebbe senso.
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In una fredda domenica a mezzogiorno, il treno locale che porta a Milano era quasi vuoto e molto caldo. Mi rannicchiai sul sedile, sdraiata con cura sopra il mio cappotto così nessuno si sarebbe lamentato della mia pelliccia. Quando arrivammo, andammo alla Pasticceria Cova, un caffè a metà strada tra la stazione ferroviaria e il punto d’incontro della marcia. Prima di entrare, mi sono occupata di alcune attività di toilette. I profumi di tutti i cani che passano sui marciapiedi della città stimolano sempre la mia vescica.

Mia madre stava incontrando alcune donne lì per parlare della marcia e leggere le bandiere degli uni e degli altri (grandi cartelli che gli umani usano per comunicare tra loro). Aveva controllato in anticipo per assicurarsi che gli ospiti a quattro zampe fossero i benvenuti alla Pasticceria Cova. Siamo i benvenuti, quindi nessun problema. Ci sedemmo con altre otto femmine a due zampe e tutte stavano abbaiando chiassosamente nel linguaggio umano, così non interruppi. Ma ho visto sul tavolo un panettone non consumato e ho fatto sapere a mia madre quanto sarebbe stato il benvenuto se fosse caduto per la mia strada. Così l’ha fatto succedere.
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Quaranta minuti dopo, l’intero branco si alzò per migrare verso la marcia. È stato allora che vidi un altro cane nel nostro gruppo. Era femmina ed era stata sotto il tavolo dall’altra parte, quindi non l’avevo vista o non l’avevo annusata prima. Probabilmente mi ero concentrata sul panettone per tutto il tempo. Bella e più piccola e più giovane di me e indossava un cappotto rosa alla moda (mamma mi ha detto che era rosa, dato che non saprei dirlo), ma abbiamo alcune cose in comune – è anche lei un cane adottato, un bastardino e non originario di Milano. È qui solo da un mese quindi stava ancora imparando tutto; non abbiamo parlato molto.

La marcia ufficiale iniziò davanti alla fontana di Piazza Castello. Non molte persone, il che mi ha fatto sentire meglio, dato che sono bassa e facilmente calpestata in mezzo alla folla. Ho visto alcuni altri cani, femmine come me e alcuni maschi. Uno di loro aveva un grande segno sulla schiena, sottolineando che la violenza contro i cani è un problema in corso. Volevo annusargli il mio sostegno ma lui è rimasto vicino alla sua compagna canina, così ho tenuto le distanze.
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Un certo numero di umani, alcuni con copricapo (sembravano orecchie di gatto per me, quindi…) sembravano essere i capi branco. Reggevano megafoni e hanno detto al resto di noi che era tempo di MARCIARE. Il mio essere umano mi ha aiutato a portare un banner scritto in inglese. Tenere una parte del banner in una mano e il mio guinzaglio nell’altra non era facile per mia madre, così alla fine un’altra donna prese il suo posto. Mentre stavamo camminando su Via Dante da Piazza Castello a Piazza della Scala, ho sentito uno spettatore dire in italiano: “Perché non scrivono in italiano se vogliono essere capite?” Non ho capito il suo commento. Prima di tutto, c’erano molte parole in italiano. Secondo, non c’erano parole in lingua canina eppure abbiamo capito bene cosa stesse succedendo.
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La nostra “marcia” fu avviata e poi fermata perché davanti a noi c’era un fotografo che sembrava camminare all’indietro. Continuava a guardarci invece di guardare la strada davanti a lui. Stava “facendo foto”, mi ha detto mia madre, ma soprattutto delle donne molto più alte o più giovani. Ha anche scattato foto dei cartelli in entrambe le lingue. Dal momento che non sono alta o giovane e non stavo tenendo un cartello, la mia foto non è stata presa.

Finalmente, nonostante tutte le foto scattate, la gente che guardava, i poliziotti e il traffico, arrivammo a Piazza della Scala, di fronte al famoso teatro dell’opera. (È famoso per i canini perché quando vuoi augurare a un cantante buona fortuna, dici “In bocca al lupo”). La piazza si trova anche di fronte a Palazzo Marino, dove si trova il Comune della città di Milano. Penso a questo palazzo come alla tana dell’alfa del branco di Milano. Dato che era domenica, non c’era nessuno: a differenza di un cane lupo, un alpha umano non fa la guardia alla sua tana durante i fine settimana.

Tutti abbiamo marciato intorno a una grande statua di qualcuno di nome Leonardo e gli umani hanno emesso rumori all’unisono chiamati “canti”. Poi ci siamo fermati e una linea di donne ci ha parlato, usando i megafoni poiché le femmine umane non possono ululare. Hanno parlato di donne e violenza e di essere unite. Hanno dato numeri sulle cose cattive che gli uomini fanno alle donne. A questo punto non dovevamo fare altro che ascoltare e offrire incoraggiamento (gli umani con le loro mani e io con le mie corde vocali) alla fine di ogni discorso o commento.
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In piedi e senza muovermi, ho iniziato a prendere freddo e ho cominciato a tremare. Mia madre ha capito e ha detto che per noi era bene partire. Avrei voluto annusare due o tre cani tra la folla, ma ero più seccata dal freddo che attratta dai miei compagni canini. Così ci siamo fatte largo tra la gente e siamo tornate alla stazione ferroviaria. Abbiamo camminato rapidamente, in parte per riscaldarci e in parte per assicurarci di prendere il treno.

Più tardi, quella sera, mia madre mi disse che il branco femminile era rimasto intorno alla statua per altre due ore. Sarei stata congelata da allora, quindi ero contenta di averla lasciata molto prima. Ma quella piccola e timida Bella con il grazioso cappotto rosa oppure quel bel maschio a quattro zampe che portava sulla spalla il cartello sulla violenza animale. . . . Chissà? Forse presto incroceremo di nuovo i nostri guinzagli.



“MARCHING WITH THE BITCHES”
by Claudia Flisi

I was excited when mom told me we were going to Milan. I love taking the train to the city and I love all its rich smells. What’s more, mom told me this was an event for bitches like me. Well, maybe some bitches like me, but mostly two-legged human females who aren’t called bitches. They are called women and we were going to join something called the “women’s march.” I like to walk so it sounded good.
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The march this year was about violence against women. There’s a lot of violence against dogs too and other animals (including those somewhat unworthy creatures, cats) so I wondered why the focus was on two-legged creatures. The only time people seem to care about violence with dogs is when an improperly bred or raised canine commits violence against people. But there is so much violence against us by improperly bred or raised human and very few protests about it. Still, I am happy to take a four-legged stance against violence in general.

IMG_3610It was cold outside so mom said I had to wear a coat. I don’t like coats nor do most dogs, except for a few posturing poodles. Just about every cold-weather dog fits into one of two categories: those unhappily wearing coats and those with long fur who don’t have to. Mom wanted me to wear a pink coat because that seems to be a color symbol for humans on this march. But I only have one coat, and it’s blue, and blue is among the few colors I can perceive, so that was fine with me. I don’t see reds or purples or this iconic pink. Now if they would adopt a symbolic smell for the march, that would make sense.

On a cold Sunday at midday, the commuter rain to Milan was almost empty and very toasty. I curled up on the seat, lying carefully on top of my coat so no one could complain about my fur. When we arrived, we walked to Pasticceria Cova, a cafè about halfway between the train station and the meeting place for the march. I took care of some toilette business before we went inside. The scents of all the dogs passing on the city’s sidewalks always stimulate my bladder.

My mom was meeting some women there to talk about the march and read each other’s banners (big flag-like signs that humans use to communicate with each other). She had checked ahead of time to make sure that four-legged guests were welcome at Pasticceria Cova. We are welcome, so no problem. We sat down with eight other two-legged females and they all were barking up a storm in human language so I didn’t interrupt. But I did see some uneaten panettone on the table and let my mom know how welcome THAT would be if it fell my way. So she made it happen.

Forty minutes later, the whole pack rose to migrate to the march. It was then that I saw another dog in our group. She had been under the table on the other side so I hadn’t seen or sniffed her out earlier. Probably I had been concentrating on the panettone the whole time. Bella is smaller and younger than I am and she was wearing a fashionable pink coat (mom told me it was pink, since I couldn’t tell), but we have some things in common – she is also a rescue, a mutt, and not originally from Milano. She has been here only a month so she was still taking everything in; we didn’t talk much.
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The official march began in front of the fountain at Piazza Castello. Not a lot of people, which made me feel better, since I am short and easily stepped on in a crowd. I saw a few other dogs, bitches like me and a few males. One of them had a great sign on his back, pointing out that violence against dogs is an ongoing issue. I wanted to sniff my support to him but he stayed close to his female canine companion, so I kept my distance.

A number of humans, some wearing pussy caps (they looked like cat ears to me, so . . . yuk) seemed to be the pack leaders. They held megaphones and told the rest of us that it was time to MARCH. My human helped carry a banner written in English. Holding part of the banner in one hand and my leash in the other wasn’t easy for my mom, so eventually another woman took her place. As we were walking on Via Dante from Castello to Piazza della Scala, I heard one spectator say in Italian, “Why aren’t their signs in Italian if they want to be understood?” I didn’t understand his comment. First of all, there were lots of signs in Italian. Second, there weren’t any signs in canine language and yet we understood full well what was going on.

Our “march” was start and stop because ahead of us was a photographer who seemed to be walking backwards. He kept looking at us instead of the road ahead of him. He was “taking pictures”, my mom told me, but mostly of the very tallest or youngest females. He also took pictures of the signs in both languages. Since I am not tall or young and I wasn’t holding a sign, my picture didn’t get taken.
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Finally, in spite of all the picture taking, people staring, policemen, and traffic, we arrived at Piazza della Scala, in front of the famous opera house. (It’s famous for canines because when you want to wish a singer good luck, you say “In boca al lupo”). The piazza is also in front of Palazzo Marino, where Milan’s city government is located. I think of this palazzo as the den for the alpha of Milano’s pack. Since this was Sunday, no one was there: unlike a wolf-dog, a human alpha doesn’t guard his or her den on the weekends.

We all marched around a big statue of someone named Leonardo and the humans made noises in unison called “chanting”. Then we stopped and a line of women talked to us, using megaphones since human bitches can’t howl. They talked about women and violence and being united. They gave numbers about the bad things men do to women. At this point we didn’t have to do anything except listen, and offer encouragement (humans with their hands and me with my vocal chords) at the end of each speech or comment.

Just standing around without moving, I started getting cold and began to shake. My mom understood and said that it was okay for us to leave. I would have liked to sniff up two or three dogs in the crowd, but I was more bothered by the cold than attracted by my fellow canines. So we made our way through the crowd and headed back to the train station. We walked briskly, partly to warm up and partly to make sure we would catch our train.

Later that evening, my mom told me the pussy-capped pack had stayed at the statue for another two hours. I would have been frozen by then, so was glad to have let it go much sooner. But that shy little Bella with the cute pink coat and the handsome fellow with the sign about animal violence . . . . Who knows? Maybe we will cross leashes again soon.

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