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Animali salvagente!

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ARTE – Cigni, fenicotteri, conigli, tartarughe, anatre, cavallucci, papere e così via alla fantasia, hanno invaso la Piazza Grande di Locarno. Non animali veri, ma 6.500 salvagenti di plastica di ogni forma e colore hanno tappezzato la superficie di 3.500 metri quadrati della piazza principale della cittadina svizzera. Si tratta di Apolide, imponente e ambiziosa installazione dell’artista ticinese Oppy De Bernardo (Locarno, 1970) realizzata con il patrocinio della Città di Locarno nella notte dal 30 al 31 marzo, grazie alla collaborazione di più di 120 persone e con l’ausilio di 18 km di corde.
Apolide sarà visibile al pubblico dal 31 marzo al 15 aprile e, dall’11 aprile, la cittadinanza, i bambini, le scolaresche e il pubblico in generale sono invitati in Piazza Grande a ritirare quanti salvagenti vorranno.

Mi sembra un’idea fantastica! Molti di voi si staranno chiedendo quale possa essere il significato recondito di questa istallazione e soprattutto perchè io abbia voluto riprendere la notizia su Animal Glamour.

Di primo acchito mi viene da dire: tutti questi coloratissimi salvagenti bestiali mi hanno entusiasmato e mi hanno riportato a quel mondo fantastico e immaginario dove in effetti gli animali hanno sempre un posto, una dimensione, come fossero sempre la parte migliore e più colorata di un sogno, e non totalmente infantile.

In effetti Oppy De Bernardo – artista da sempre interessato all’analisi dei processi comunicativi e ai limiti percettivi della realtà ordinaria – con un tentativo inedito ha voluto provare a mettere in scena in modo astratto e teatrale quella che forse è una delle più grandi emergenze di questo tempo: la migrazione globale.
Ed eccomi di nuovo: anche questo concetto mi ha portato ancora una volta a pensare alla migrazione degli animali selvatici, degli uccelli.
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Un gesto empatico quello di De Bernardo che porta divertimento e forse anche euforia e che ha il pregio di aprire un discorso sull’apolidia a partire da un punto di vista atipico e privilegiato, quello dell’arte.

Quella dell’apolide è una condizione che può avere più connotazioni, a seconda del contesto di riferimento: dall’idea di “cittadino del mondo” nell’antica Roma, alla scelta cosciente di autonomia nei confronti dei poteri precostituiti per Erasmo da Rotterdam, fino alla condizione di molti migranti, “sans papiers”, appartenenti a popoli non riconosciuti dagli Stati che occupano i territori in cui vivono, e per questo privati di ogni diritto, compreso quello fondamentale di vedere riconosciuta la propria esistenza.

Ma gli animali possiamo considerarli degli apolidi? Risponderei che per molti versi l’uomo li ha considerati e li considera degli apolidi.
E’ vero che il nostro cane e il nostro gatto, iscritti all’anagrafe canina e in possesso magari anche di un moderno passaporto europeo per gli animali da compagnia, assume la nostra cittadinanza e quindi non è da considerarsi apolide. In molte parti del mondo un cane non ha neppure questo beneficio, figuriamoci un gatto.

L’artista Oppy De Bernardo – senza voler risolvere in un solo gesto per quanto riguarda gli uomini una questione così complessa – ha messo in scena questa condizione di apolidia in modo intangibile e plateale. La Piazza Grande di Locarno, cuore della città con i suoi portici armoniosi in stile lombardo su cui anticamente arrivava il Lago Maggiore, si è trasformata in una grande isola “utopica” dove salvarci da noi stessi, un’isola dove l’essere umano può salvarsi dall’essere umano stesso, dove non ci sono più confini, etnie, razze, colori e distinzioni. Un’Isola che non c’è, surreale e felice.
Un gesto teatrale e anche ludico, l’intervento di De Bernardo, in forte contrasto con il senso di disorientamento dato dalla mancanza di un preciso punto di riferimento.

E guarda caso un gesto con una moltitudine di salvagenti a forma animale!
Questa sarà sicuramente la mia interpretazione dell’opera, ma mi piace pensare che i nostri animali possano essere un pò i nostri salvagenti, i nostri terapeuti!

Carmì Mazzucchi
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