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Boehringer Ingelheim celebra dieci anni di benessere per gli animali d’allevamento

Mucche

SALUTE – Lo sviluppo scientifico e tecnologico dovranno essere alla base del miglioramento del benessere e della qualità di vita degli animali d’allevamento insieme alle maggiori conoscenze nel campo della psicologia umana. Queste, in sintesi, le previsioni per i prossimi dieci anni emerse nel corso dei lavori del Forum sul Benessere degli Animali d’Allevamento organizzato da Boehringer Ingelheim a Roma l’8 e il 9 giugno scorsi.
Il Forum ha visto la presenza di 130 esperti di 7 diversi Paesi del mondo, tra veterinari, etologi, psicologi, sociologi e operatori di tutte le fasi della filiera alimentare, dagli allevatori alle aziende che si occupano di distribuzione e vendita, al consumatore finale. Un approccio multidisciplinare per favorire lo sviluppo di nuove modalità di analisi e consentire di approfondire le conoscenze dei diversi aspetti che riguardano il benessere animale.

Il legame fra benessere animale e produttività è ormai ben noto e la decima edizione di questo Forum annuale ha confermato l’impegno di Boehringer Ingelheim nei confronti del miglioramento della ‘salute economica’ del settore.

“Abbiamo accettato l’impegno di approfondire e condividere le conoscenze scientifiche riguardanti il benessere degli animali da allevamento e divulgare quanto un’efficace gestione del dolore giovi agli animali stessi e remuneri gli allevatori, rispondendo, nel contempo, alla richiesta che giunge dalla società civile a favore di allevamenti responsabili” – ha dichiarato Steve Williams, Responsabile Mondiale dell’Unità Strategica del Business ‘Ruminanti’ di Boehringer Ingelheim.

Jon Huxley, Professore di Produzione e Salute Bovina dell’Università di Nottingham, ha affermato che “il settore bovino nel suo complesso si sta muovendo nella giusta direzione. Il dolore cronico dovuto a patologie, quali zoppie e mastiti, probabilmente costituisce a livello mondiale la sfida più grande che gli allevatori di bovini da latte sono chiamati a fronteggiare per assicurare il benessere animale”. A supporto di quanto detto, ha inoltre riportato che l’impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per trattare queste patologie è in aumento.

Ma purtroppo alcuni bovini non ricevono la terapia antidolorifica di cui avrebbero necessità. Resiste l’idea che gli animali molto giovani non provino lo stesso livello di dolore degli adulti. Questa convinzione genera una certa resistenza a somministrare analgesici ai vitelli che vengono sottoposti a interventi chirurgici routinari come decornazione e castrazione, molto dolorosi per l’animale se non adeguatamente gestiti. “Nel 21°secolo è inaccettabile che questi interventi vengano effettuati senza analgesici ed è responsabilità dei veterinari fare in modo che questo non accada più” – ha continuato il Professor Huxley.

Tuttavia, in molte situazioni può essere estremamente complicato valutare in modo oggettivo il grado di benessere di un animale, che non può esprimere a parole il proprio stato. Suzanne Millman dell’Iowa State University ha presentato i recenti progressi compiuti nello sviluppo di indicatori oggettivi per valutare il benessere dell’animale. Ha, infatti, illustrato numerosi indicatori comportamentali volti ad evidenziare le condizioni di scarso benessere dell’animale in condizioni sperimentali, ma ci vorrà ancora tempo perché questi possano diventare strumenti d’uso quotidiano negli allevamenti.

Dato che, generalmente, i sintomi di malattia negli animali d’allevamento non sono visibili dall’esterno, alcuni strumenti di monitoraggio da remoto, come ad esempio sensori che rilevano i movimenti dell’animale, la sua temperatura corporea, l’assunzione di acqua e cibo, possono fornire le importanti informazioni per valutarne il benessere. Le telecamere a circuito chiuso si stanno dimostrando uno strumento sempre più utile nella sorveglianza, aiutano a verificare che gli animali vengano accuditi in modo appropriato, in tutte le fasi della filiera alimentare, dall’allevamento, durante il trasporto e nei macelli.

L’attenzione crescente dei consumatori nei confronti di una tipologia di allevamento responsabile è un trend che probabilmente continuerà anche nel prossimo decennio. Un’attenzione che, del resto, è condivisa da molte aziende che operano nel settore alimentare, che si adoperano per garantire che i prodotti siano ottenuti nel rispetto di standard elevati di benessere per l’animale.

Diversi relatori inoltre hanno evidenziato che ci sono valide ragioni economiche per preservare lo stato di salute degli animali d’allevamento. David Fraser dell’Università della British Columbia ha mostrato evidenza del fatto che i bovini gestiti con maggiore attenzione dagli allevatori siano più produttivi rispetto a quelli gestiti in modo meno attento.

È stato poi riconosciuto dagli allevatori presenti che dovrebbero essere più disponibili ad accettare i consigli dei veterinari, che hanno le conoscenze e le competenze per aiutarli. Il veterinario andrebbe chiamato con tempestività nelle fasi iniziali dell’insorgenza dei problemi e non quando la situazione sta già precipitando.

Allo stesso tempo anche i veterinari dovrebbero porsi con un atteggiamento di maggior ascolto nei confronti degli allevatori in modo da poter comprendere meglio il punto di vista e le preoccupazioni dei loro clienti. L’utilizzo di tecniche di comunicazione avanzate potrebbe aiutare a superare metodi di lavoro tradizionali e spesso sorpassati, ma fortemente radicati nelle abitudini degli allevatori, consentendo di prendere decisioni condivise che consentano il miglioramento del benessere animale.

Anche in questo caso si rileva quanto sia importante la comunicazione e la collaborazione fra tutte le parti in causa della filiera per il benessere degli animali da allevamento.

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